La casa di Arlecchino
si trova nel borgo medioevale di
Oneta a San Giovanni
Bianco.
Orari : 10-12
e 15-18 Telefono 0345.43262 su Prenotazione
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La sua architettura
in solida pietra a vista , addolcita da portici, balconate e finestre archiacute,
si staglia a baluardo dell'antica "Via Mercatorum"lungo la quale, prima
che nel600' venisse aperto a fondovalle il piu' agevole tracciato della"Priula",
transitavano e facevano tappa i mercanti, che da Bergamo e dalla pianura
risalivano le valli diretti verso i Grigioni ed il nord Europa. Patrimonio
della famiglia Grataroli, la casa e' attribuita ad Arlecchino da una tradizione
secolare. La struttura e' interessata da un progetto integrale di recupero
storico-museale che avvalora la tradizione brembana della Maschera. Il
Borgo di Oneta e' formato da un gruppetto di belle case antiche, molte
delle quali, ben restaurate, presentano ancora la secolare struttura ad
archi ed accolgono il visitatore in un'atmosfera d'altri tempi, tra strette
vie, seclciati pitrosi, oscuri porticati, ballatoi in legno a intagli rustici.
Anche la chiesa merita di essere ammirata: si tratta di un esempio edificativo
quattrocentesco che malgrado successive traformazioni ha mantenuto buona
parte delle strutture originarie, quali la torre campanaria ed alcuni pregevoli
affreschi. Notevole dal punto di vista archittetonico e' la cosidetta "Casa
di Arlecchino". La casa di proprieta' del comune di San Giovanni Bianco
si affaccia sulla piazzetta centrale a cui si accede mediante una bella
scaletta in pietra.

La struttura delle
pareti esterne e la pianta dell'edificio lasciano intendere che originariamente
fosse una casa fortificata, trasformata in un secondo tempo in abitazione
signorile, come dimostrano tra l'altro i bei portali a tutto sesto e le
finestre archiacute in pietra lavorata che si aprono sulla facciata principale.
All'interno rimangono tracce di affreschi e decorazioni che ingentilivano
pareti e soffitti lignei; un affresco (attualmente sostituito da una copia)
era posto anche sopra la scala d'ingresso e raffigurava un uomo irsuto
e vestito di pelli che brandiva un nodoso randello a guardia dell'abitazione.
Tale raffigurazione puo' essere fatta risalire alla tradizione dell'homo
selvadego, tipica delle antiche comunita' retico-alpine, di cui esistono
esempi nella "camera picta" di Sacco (Cosio Valtellino), e in alcune localita'
del Trentino.
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La presenza dell'uomo
selvatico sui muri del palazzo di Oneta e' stata presa per l'originale
matrice della maschera di Arlecchino: nell'immaginario popolare l'uomo
selvatico e' infatti brutale, ma insuperabile espressione di vitalita',
idice estremo di quanto puo' sopportare ed escogitare contro i rigori della
fame, del freddo e della miseria. E' fuor di dubbio, infatti, che la primitiva
gestualita' di Arlecchino, rivelatasi solo nella rozza tipologia dello
Zanni e raffinitasi solo nelle piu' tarde esperienze teatrali, fu in origine
grottescamente desunta da una goffa e istintiva animalita' che poco si
discosta dalle fattezze rustiche e villane dell'homo selvaticus. Gli altri
affreschi, tutti risalenti alla fine del Quattrocentesco, che decoravano
il salone del primo piano sono stati rimossi attorno al 1939-40 dal parroco
di San Giovanni Bianco don Davide Brigenti che provvide a farli restaurare.
Attualmente, tranne il Martirio di San Simonino, che si trova presso
il Museo Diocesano di Bergamo, sono conservati nella chiesa parrocchiale
e nella sagrestia della chiesa di San Giovanni Bianco. I tre affreschi
collocati nella canonica sono di contenuto religioso e rappresentano un
Cristo
sul sepolcro tra Maria e Giovanni, un San Sebastiano e Sant'Antonio Abate.
Le opere raccolte presso la canonica raffigurano due Armigeri
e
un Torneo equestre. Quest'ultimo e' particolarmente significativo
per la non comune estensione (quasi cinque metri) e per il realismo e l'immediatezza
dei gesti e delle figure colte nel vivo di una zuffa cavalleresca. Al di
la' dei contenuti artistici, questi affreschi sono importanti anche per
il preciso riferimento ai proprietari dell'edificio: la presenza della
grattugia "grataröla" nello stemma del cavaliere vincitore e di uno
dei due armigieri rimanda ai Grataroli, una delle piu' potenti famiglie
della valle che, come provato da diversi documenti, era originaria proprio
di Oneta.
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Il livello signorile
dell'edificio deriva quindi dall'essere stata la primitiva dimora della
nobile famiglia Grataroli che gia' nel Quattrocento vantava a Venezia
ricchezze e fortune e che, ormai lontana dal paese natio, aveva voluto
nobiliare l'edificio di Oneta quasi a significare concreta ostentazione
del potere acquisito. Su tali premesse si inserisce la tradizione che identifica
questa casa come quella di Arlecchino. Va considerato, a tale proposito,
che Arlecchino, vestiva sulla scena i panni del servo balordo e opportunista,
quale erano nella realta' i numerosi valligiani brembani che allora popolavano
la citta' lagunare svolgendo lavori umili e faticosi. E' piu' che probabile
che gli stessi Grataroli stabilitisi a Venezia avessero al loro seguito
numerosi servitori brembani ai quali affidavano anche la cura dei loro
beni a Oneta. Non e' fuori luogo supporre che proprio uno di tali servi,
dotato di particolare "vis comica" possa essersi trovato sulla scena a
rappresentare, solo in modo piu' accentuatamente comico, il ruolo da lui
stesso ricoperto nella realta' quotidiana. D'altronde la "commedia dell'arte"
allora in auge nelle fiere e sulle piazze proponeva agli spettatori temi
sarcastici e popolari non supportati da testi scritti, ma col solo riferimento
a canovacci appena abbozzati che subivano di volta in volta le variazioni
a soggetto degli interpreti. Tale prassi, che prevedeva un continuo arricchimento
di forme e contenuti, favori' il formarsi del personaggio Arlecchino, colorito
di licenziosita' e pungente comicita' buffonesca che veniva tanto piu'
apprezzata in quanto non oltraggiava l'orgoglio veneziano, ma prendeva
di mira il tipo di servitore bergamasco costretto ad aguzzare l'imgegno
per questioni di sopravvivenza. L'ipotesi non e' poi cosi' peregrina, se
si pensa che nella seconda meta' del Cinquecento fu proprio un bergamasco:
Alberto Ganassa che, dopo i brillanti esordi presso le corti dei Gonzaga
e degli Estensi , vesti' i panni di Arlecchino nientemeno che davanti ai
sovrani di Francia e di Spagna.
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......Harlequin's
House - Oneta of San
Giovanni Bianco
This house, that
according to an age-old tradition is Harlequin's, testifies an important
cultural and historical heritage. It was built in the fifteenth century
and was situated in a privileged position in the medieval suburb of Oneta,
in this way every strategic control over movements in the ancient "Via
Mercatorum" was possible. This fact made it extremely important
for the whole fifteenth century at least, when, before the
Priula road was created, there were no other ways of communication
between Bergamo and the bottom of the valley. Anyway the great importance
of the house was due to the fact that it was the original house of the
powerful family of Gratarolis. Already in the XV century this family had
great riches in Venice thank to its most eneterprising members who ha emigrated
there to work as artists and craftsmen. The owners lived far away from
the native suburb but the house in Oneta was the symbol of the power they
had acquired and of the ambition which spurred them on further social targets.
The decoration of the noble "camera picta" situated at the first floor
of the house, seemed to have the same function. There the frescoes of the
late XV century (maybe made by the Baschenis
from Averara)
show the famous gestures of the Gratarolis, especially in the allegory
of a ritual knight tourney. Around them, as if they were complaint and
submissive spectators, there are the heraldic symbols of the most important
families of Brembana Valley.
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The themes drawn
from the popular religion as the Lord, the Saints and the Madonna give
a sacred character to the investiture that aims at consolidating the autocratic
protagonism of the Gratarolis. This is naturally furher evidence
of the fact that here the Gratarolis were the lords (XV century). It is
therefore interesting to look into the tradition which dates back Harlequin's
origin in Brembana Valley to this same period. One must bear in mind that
Harlequin, a mad and clumsy character, is "servant" on the stage as the
people of high Brembana
Valley were servants in reality. At that time, the people living
in the Venetian capital used to do the most humble and tiring labours.
For example the societes of "Porters" (porters and dockers) and the more
famous societies of "Post
Couriers" belong to this time and to these places. It's fairly
probable that the Gratarolis, who lived in Venice, had servants coming
from Brembana Valley so that the latter could take care of the properties
the Gratarolis had in Oneta. One can therefore suppose that just one of
these servants, endowed with a particular "vis comica" could have represented
on the stage what he was in reality but in a clumsier manner. The "comedy
of art", at that time very popular in fairs and aquares, used to represent
popular and sarcastic themes withius using written tests; on the contrary
the sources were simples plots, even in form of drafts. The characters
enriched them using their sudden inspiration. In this way the repertory
of the "comedy of art" was open to continuous enrichments meeting the audience's
tastes.
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In this context
Harlequin's interpretation, enriched by a licentious and sharp comic spirit
which did not outrage the Venetian pide, was well accepted. It even elevated
a secondary mask to the role of the main character. The supposition is
even more fascinating if one thinks that just in the second half of the
sixteenth century, after his first brilliant appearances in Italy at the
courts of the Gonzagas and the Estensis, a centain Alberto Ganassa, coming
from the area of Bergamo, became the most contended actor representing
Harlequin. He was invited by the kings of France (Charles IX and Caterina
dè Medici) and of Spain (Philip II). The Ganassa really lived in
our suburbs and neither they were rich or noble since their family name
appeared in sale notarial acts only in the witness list. Even if all these
singns do not contradict but give value to the assumption of tradition,
they certainly are fragmentary and cannot be considered as irrefutable
evidences. The truth contained in every old tradition aims at backing the
popular voice according to which Harlequin's origins to be found in Oneta.
Moreover Harlequin's personality slips to every attempt of historical identification
and takes an affable universal comic spirit.
Il
Borgo Antico di Oneta di San Giovanni Bianco
